I’ll Be There
Forever

The Sense of Classic

a cura di Cloe Piccoli


15.05.2015 – 04.06.2015

Palazzo Cusani
via Brera, 15 – Milano


I’ll Be There Forever


 “La storia dell’arte è una storia di profezie. Può essere scritta a partire solo dal punto di vista di un presente, direttamente attuale, poichè ogni età possiede la propria nuova, benché non ereditabile, occasione di interpretare proprio le profezie che l’arte delle epoche passate racchiudeva in sè”

Walter Benjamin

I’ll Be There Forever / The Sense of Classic è una mostra ideata e prodotta da Acqua di Parma, a cura di Cloe Piccoli, critico d’arte e direttore artistico di Acqua di Parma Contemporary Art Projects. La mostra – che si avvale dei Patrocini del Ministero degli Esteri, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, (Mibac), del Comune di Milano e della prestigiosa Accademia di Belle Arti di Brera di Milano – ha l’obiettivo di presentare come classico e contemporaneo dialoghino nel lavoro di alcuni degli artisti italiani più interessanti del momento.

I’ll Be There Forever / The Sense of Classic scandaglia un tema d’attualità e rilevanza internazionale, come quello del classico nell’arte contemporanea, osservando come gli artisti si confrontino con questo concetto. Il classico di I’ll Be There Forever è The Sense of Classic, ovvero non uno stile o una citazione, ma un’atmosfera, un’ispirazione, un elemento sfuggente, evanescente, eppure assertivo nella sua presenza persistente.

Gabriella Scarpa
Presidente di Acqua di Parma


“Produrre una mostra di arte contemporanea è per noi una sfida stimolante e un motivo di orgoglio. Sostenere e affiancare alcuni fra migliori artisti italiani della scena attuale è un modo e un’opportunità per riaffermare l’impegno di Acqua di Parma nel promuovere la cultura, la bellezza e le potenzialità del nostro Paese nei confronti di un pubblico internazionale.”

La curatrice Cloe Piccoli


“In I’ll Be There Forever il classico non è una serie di norme e costruzioni più o meno prospettiche, genialmente inventate come metodo della visione. Non equilibrio, grazia e armonia. Non l’idea della democrazia Ateniese ai tempi di Fidia, e nemmeno quella dell’uomo al centro dell’universo di Piero della Francesca. O almeno non solo questo.

L’idea di classico di I’ll Be There Forever, è quella di un processo di sviluppo complesso, che mette in rapporto elementi diversi facendoli dialogare per inventare nuove forme e significati.

Ma è anche l’idea del classico come memoria, appartenenza, condivisione come scriveva Calvino: ‘Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati… classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo’.”

Palazzo Cusani


Palazzo Cusani, situato nel cuore di Milano, è un singolare esempio milanese di palazzo dalla facciata “romana” la cui costruzione fu commissionata dall’omonima famiglia nel Sestiere di Porta Nuova nella seconda metà del XVII secolo. Se il palazzo al suo interno presenta un fronte neoclassico verso il giardino (decorato a paraste e lesene da Giuseppe Piermarini), l’esuberante decorazione esterna tradisce la mano di Giovanni Ruggeri, architetto romano al quale la famiglia assegnò l’incarico di realizzare la nuova facciata del palazzo nel 1719. Il complesso architettonico è dunque assai stratificato e presenta un elemento centrale di raccordo, lo scalone interno, che avallerebbe la tesi di un legame dell’autore del palazzo con la scuola di Francesco Maria Richini.

In questo tessuto misto, dove la scansione dello spazio d’impronta neoclassica dialoga con la tarda maniera, lo studio Kuehn Malvezzi progetta una sequenza di spazi che riprendono due modelli architettonici. Da un lato recupera l’enfilade, vale a dire la sequenza di stanze allineate l’una dopo l’altra, che come modello architettonico si consolida in epoca barocca, con alcuni precedenti di tarda maniera piuttosto significativi, quali il progetto del corridoio vasariano per gli Uffizi di Firenze; dall’altro lato torna a ragionare, come in altri progetti quali per esempio l’allestimento di Documenta 11, sul concetto di arcipelago, che costruisce una rete di percorsi a partire dalla relazione con l’opera d’arte.

Sommario


 

Ispirazioni / Inspirations


Storie / Stories
Cloe Piccoli – Un’altra idea di classico / Another Idea of the Classic

Martin Herbert – Il lignaggio infinito. L’arte contemporanea e il classico / The Limitless Lineage: On Contemporary Art and the Classic

Alessandro Rabottini – La memoria e l’immaginazione. Sette variazioni / Memory and Imagination. Seven Variations

Pier Paolo Tamburelli – Bramante: logica del classico / Bramante: the Logic of the Classic

Paola Nicolin – Il classico sfaccettato di Kuehn Malvezzi – The Many-faceted Classical of Kuehn Malvezzi


Opere / Works
Diego Perrone
Rosa Barba
Armin Linke
Alberto Garutti
Paola Pivi
Simone Berti
Massimo Bartolini


Installazione / Installation

Rosa Barba


Rosa Barba costruisce ambienti, sculture e installazioni in cui apparecchi di trasmissione audio e video per la maggior parte obsoleti (come proiettori 16mm modificati) mettono letteralmente “in moto” metri e metri di celluloide colta nella sua materialità, prima che su di essa si imprima una narrazione per immagini.

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The Hidden Conference (2010-2015), la trilogia di film che Rosa Barba presenta per la prima volta in forma completa in occasione di “I’ll Be There Forever”, racconta una conversazione immaginata e immaginaria fra opere provenienti da storie e geografie lontane fra loro, per creare una dimensione temporale sospesa, fuori dal tempo eppure intrisa di tempi e densa di riferimenti cronologici. È qui che, per paradosso, passato, presente e futuro coincidono. Coincidono nel momento in cui l’artista è lì, con il treppiede, ed entra nel dialogo come un nuovo personaggio. Coincidono in un confronto serrato, “magico”, dice l’artista, “fra opere che si trovano l’una accanto all’altra e sviluppano un senso di reciprocità e di appartenenza; uno scambio, come nel caso delle nuvole di William Turner e Francis Bacon a Londra”. In quel momento il tempo si concentra in un presente denso e praticabile, distillato anche nella dimensione ambientale di The Hidden Conference. A Palazzo Cusani, nella ex sala da ballo, vivono luoghi, opere, atmosfere e il dialogo si fa sempre più serrato, mentre nell’aria risuonano frammenti sonori e dialoghi tratti da celebri film italiani.

Testo della curatrice Cloe Piccoli, estratto dal catalogo della mostra “I’ll be there forever – The sense of classic”, Electa 2015

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Biografia

Rosa Barba


Rosa Barba è nata ad Agrigento nel 1972; vive e lavora a Berlino.

Fra le mostre personali recenti: MAXXI Museo delle Arti del XXI secolo, Roma (2014); Turner Contemporary, Margate, Regno Unito (2013); Bergen Kunsthall, Norvegia (2013); Cornerhouse, Manchester, Regno Unito (2013); Jeu de Paume, Parigi (2012); Kunsthaus Zürich, Zurigo (2012); Marfa Book Co, Marfa, Texas (2012); Contemporary Art Museum St. Louis, Stati Uniti (2012); Fondazione Galleria Civica, Trento, e MART, Rovereto (2011); Tate Modern Londra (2010); Centre international d’art et du paysage de l’île de Vassivière, Francia (2010).

Ha partecipato a mostre collettive in istituzioni internazionali tra cui ’Hong Kong Arts Centre; al MASS MoCA, USA; Cornerhouse, Manchester; Akademie der Künste, Berlin; Kunstmuseum Liechtenstein, Vaduz; La Cinémathèque Française, Paris; WIELS, Brussels; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid; Swiss Institute, New York.

I lavori di Rosa Barba sono stati inclusi in importanti mostre fra cui: 8th Berlin Biennale for Contemporary Art, Berlino (2014), International Triennial of New Media Art Beijing, Pechino (2014); 19th Biennale of Sydney, Sydney (2014); Liverpool Biennial, Liverpool (2010); 52a e 53 a Biennale di Venezia (2007 e 2009); 2nd Thessaloniki Biennale of Contemporary Art, Salonicco (2009); Biennial of Moving Images, Geneva (2007).

 

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  • Rosa Barba, The Hidden Conference: a Fractured Play, 2012
    Film 35mm, colore, audio digitale ottico
    5min.
    Courtesy dell'artista

  • Rosa Barba, Other title, 2013
    5min.
    Courtesy dell'artista

  • Rosa Barba, Other title, 2012
    Film 35mm, colore, audio digitale ottico
    5min.
    Courtesy dell'artista

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Massimo Bartolini


Nel lavoro di Massimo Bartolini assistiamo a una sorta di compresenza di qualcosa che appare perduto e di qualcosa che sta per germinare, sia che si tratti di brani di natura rievocati attraverso la macchinosità di un dispositivo automatico, sia che si tratti di una tecnologia che aspira a un funzionamento lirico e aleatorio.

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Per Massimo Bartolini l’artista è terra, natura, architettura. I suoi lavori sono paesaggi distillati in disegni, sculture, installazioni, ambienti. I suoi riferimenti appartengono alla storia dell’arte: fontane, giardini, paesaggi, organi a canne della tradizione classica, sculture che si confrontano con archetipi come gli affreschi di Giotto. E’ in questa visione classica e dialogante dell’arte che attinge all’antichità per costruire un presente complesso che si inserisce Giacometti Landscape, l’opera realizzata per “I’ll Be There Forever”. Qui Bartolini dialoga con Alberto Giacometti e con la classicità e la ieraticità delle sue sculture, contraddette dalla visione esistenziale dell’individuo resa in tutta la sua precarietà, fragilità e umanità nelle superfici vibranti e tormentate. Bartolini parte da questa connotazione esistenziale dell’artista svizzero per lavorare a un un avvicinamento non solo concettuale ma fisico. L’opera di Bartolini prende spunto da una copia dal vero di Donna di Venezia VIII (1956),16 una delle più intense e simboliche figure umane di Giacometti. Bartolini la esegue personalmente, a mano, mettendo in atto la pratica della copia quasi come processo di meditazione. A questo punto interviene sull’originale e la figura femminile diventa terra, paesaggio, orizzonte, una catena montuosa, mentre il paesaggio acquista un carattere intensamente umano.

Testo della curatrice Cloe Piccoli, estratto dal catalogo della mostra “I’ll be there forever – The sense of classic”, Electa 2015

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Biografia

Massimo Bartolini


Massimo Bartolini è nato a Cecina nel 1962, dove vive e lavora. Attualmente è Visiting Artist and Instructor presso la Penn University di Philadelphia negli Stati Uniti.

Bartolini ha partecipato a prestigiose mostre in tutto il mondo, tra cui dOCUMENTA 13 a Kassel  (2011), la Biennale di Venezia (edizioni 2013, 2009, 2001, 1999), la Triennale di Yokohama (2011) e la Biennale di Shanghai (2006).

Tra le mostre personali più recenti: Massimo Bartolini, Museo Marino Marini, Firenze (2015); It’s mine! Paesaggio e appropriazione, MART, Rovereto (2014); Studio Matters + 1, The Fruitmarket Gallery, Edimburgo (2013); Dialoghi con la città, MAXXI – Museo delle Arti del XXI Secolo, Roma (2008); Massimo Bartolini, Museu Serralves – Museu de Arte Contemporanea, Porto (2007); GAM, Torino (2005).

Tra le mostre collettive: Booster, Marta Herford, Herford (2014); Sotto quale cielo?, Palazzo Riso, Palermo (2011); Terre Vulnerabili, Hangar Bicocca, Milano (2010); Ecstasy: In and About Altered States, The Museum of Contemporary Art, Los Angeles, 2005; None of the Above, Swiss Institute Contemporary Art, New York (2004); P.S.1 Contemporary Art Center, New York (2001).

 

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Simone Berti


Tutto, nel lavoro di Simone Berti, parla d’incompletezza: gli arti (sia umani sia animali) hanno bisogno di essere sostenuti e puntellati, i corpi stanno insieme grazie a giunture e protesi, le macchine funzionano spesso a vuoto e soltanto grazie a sistemi di assemblaggio che appaiono complessi, rudimentali e pericolanti.

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Per “I’ll Be There Forever”, Simone Berti osserva la storia dell’arte per creare dipinti ispirati alle dame della pittura del Rinascimento fiammingo, in cui le cuffie bianche che inquadrano i volti delle figure femminili si trasformano in architetture immaginarie, che si spostano dalla bidimensionalità del quadro alla tridimensionalità della scultura. I dipinti di Berti sono incastonati in strutture che avvolgono persino il salotto della sala rossa degli intarsi e che creano un ambiente totale, moltiplicato e riflesso dagli specchi. Ci si trova così all’interno di un contesto straniante e difficile da definire, in cui arte, architettura e ambiente assumono connotati diversi, impossibili da classificare. È l’estetica di Simone Berti, in cui le cose, intese nella complessità che Michel Foucault attribuisce loro in “Le parole e le cose” (1966), iniziano a vivere di vita propria; non ci sono nemmeno parole per definirle, si entra nella sfera dell’invenzione non riconducibile a un linguaggio codificato. I lavori di Berti sono invenzioni: giardini sospesi su molle; uomini installati su trampoli / piedistalli e collocati ai lati di un ingresso come erme classiche; progetti per dimore all’interno di alberi che fanno pensare a un altro visionario come Il barone rampante (1957) di Calvino; salotti sollevati all’altezza di piante centenarie, collocati in un bosco all’altezza delle fronde e alla luce del sole.

Testo della curatrice Cloe Piccoli, estratto dal catalogo della mostra “I’ll be there forever – The sense of classic”, Electa 2015

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Biografia

Simone Berti


Simone Berti è nato ad Adria nel 1966. Vive e lavora a Milano.

Tra le mostre collettive in istituzioni internazionali: Italiens, junge Kunst in der Botschaft, Ambasciata Italiana, Berlino (2010); Italics, Palazzo Grassi, Venezia (2008) e MOCA Museum of Contemporary Art, Chicago (2009); El tiempo del Arte, Fundación PROA, Buenos Aires (2009); Esposizione Internazionale, GaMEC, Bergamo (2009); Apocalittici Integrati, MAXXI – Museo delle Arti del XXI secolo, Roma (2007); Domicile: PrivèPublic, Musee d’Art Moderne, Saint-Etienne, Francia; Polyphonix 40, Centre Georges Pompidou, Parigi (2002); Examining Pictures, Whitechapel Art Gallery, Londra, Museum Of Contemporary Art, Chicago e Hammer Museum – UCLA, Los Angeles (1999).

Ha preso parte a mostre internazionali di prestigio come: Fare Mondi / Making Worlds, 53a Biennale di Venezia (2009); Egofugal – 7a Biennale di Istanbul (2001); Borderline Syndrome: Energies of Defence, Manifesta 3, Ljubljana (2000).

 

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Alberto Garutti


Alberto Garutti è probabilmente l’artista italiano che, con più nitore formale e franchezza concettuale, ha lavorato e lavora sull’idea di una memoria che non soltanto innerva il presente ma, soprattutto, che nel presente va agita. Nel  suo lavoro il presente si prende cura del passato: lo accoglie, lo redime, lo risarcisce, lo avvicina alla quotidianità e lo trasforma in un nutrimento semplice e sano.

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“In una sala di Palazzo Cusani le luci vibreranno quando in Italia un fulmine cadrà durante i temporali. Quest’opera è dedicata a tutti coloro che passando di lì penseranno al cielo”, scrive Alberto Garutti, con un gesto che ferma l’opera in un preciso e inequivocabile presente. L’artista ha la rara capacità di scandire il presente in tutta la sua densità e profondità storica e cosmica. Fulmini (2015), l’opera realizzata per Palazzo Cusani, è pensata e dedicata a ogni spettatore che entrerà nella sala e che sarà, in quel momento e in quel luogo, primo e privilegiato destinatario di un fenomeno che mette in collegamento il cielo e la terra, manifestandosi di fronte ai suoi occhi. In quel momento la sala del palazzo si smaterializzerà e, come nelle cupole barocche che sfondano la prospettiva, lo spazio circoscritto dell’architettura diventerà solo l’ultima soglia di una realtà contingente, che dalla sala si espande fino a toccare una dimensione cosmica. In questo lavoro di Garutti, “The Sense of Classic” è quell’impressione che riporta alla mente concetti e suggestioni della storia dell’arte, come l’immaginario dell’illusionismo degli affreschi, la visione cosmica del Rinascimento, l’idea umanistica dell’uomo al centro dell’universo.

Testo della curatrice Cloe Piccoli, estratto dal catalogo della mostra “I’ll be there forever – The sense of classic”, Electa 2015

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Biography

Alberto Garutti


Alberto Garutti è nato a Galbiate (Lecco) nel 1948, vive e lavora a Milano. È docente presso lo IUAV di Venezia, facoltà di Design e Arti, e la facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Dal 1990 al 2013 è stato titolare della cattedra di Pittura all’Accademia di Brera di Milano.

Invitato a grandi manifestazioni internazionali, ha partecipato alla Biennale di Venezia del 1990, la Biennale di Istanbul del 2001, la 6° Biennale di Praga, e la Biennale di Architettura Di Venezia del 2014.

Le mostre personali in un’istituzione pubblica più recenti sono Didascalia/Caption al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano (2012) e Dialoghi con la città, MAXXI – Museo delle Arti del XXI secolo, Roma (2009).

Ha preso parte a numerose mostre collettive internazionali tra cui Soleil Politique, Museion, Bolzano (2014); Lightopia, Vitra Design Museum, Weil am Rhein (2014); Incontri, Schauwerk, Sindelfingen (2010); Italics, Palazzo Grassi, Venezia (2008) e MOCA Museum of Contemporary Art, Chicago (2009); Memory Marathon, Serpentine Gallery, Londra (2012).

È stato chiamato a realizzare opere pubbliche per città e musei internazionali, come S.M.A.K. Museum, Ghent, Belgio (2000); 21st Century Museum of Modern Art, Kanazawa, Giappone (2002); Museion, Bolzano (2001-2003), Moscow Museum of Modern Art, Mosca (2011). Nel 2011 una delle sue opera è stata selezionata da Creative Time, New York, tra i 100 progetti pubblici della mostra Living as Form: Socially Engaged Art from 1991-2011.

 

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Armin Linke


Sia che si tratti di documentare gli interni disegnati da Carlo Mollino sia di ritrarre le trasformazioni urbane delle megalopoli asiatiche, Armin Linke individua nel linguaggio fotografico e, più in generale, nel meccanismo della ripresa, un luogo di tensione all’interno del quale passato, presente e futuro sono ugualmente attivi.

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Per “I’ll Be There Forever” Armin Linke lavora sull’intervento dell’architetto modernista Carlo Scarpa a Palazzo Abatellis di Palermo. Dialoga con Scarpa e con la sua lettura della collezione e del luogo; si sofferma, con lo sguardo di un archeologo – per utilizzare un concetto di Bruno Latour –, sulla trasformazione che luoghi e funzioni subiscono nel tempo, osserva quegli indizi che segnano gli snodi temporali e concettuali dell’architetto, scelte non convenzionali e non codificate in cui Scarpa, con la sua inequivocabile visione contemporanea e modernista, mette in relazione con totale libertà elementi architettonici del luogo ed epoche diverse della storia dell’arte. Ne risulta quello che potremmo definire – per usare un termine cinematografico – un montaggio che mette a confronto epoche e concetti solo in apparenza dissonanti. È questo dialogo che interessa Linke, al quale aggiunge un nuovo livello di lettura, un ulteriore sviluppo concettuale, e allora il montaggio si fa ancora più stratificato e ricco di suggestioni. In questo caso l’artista definisce una personale visione della relazione fra il palazzo antico, sede della Galleria Regionale della Sicilia – allineato su via Alloro, nel quartiere della Kalsa – e gli interventi dell’architetto e la collezione.

Testo della curatrice Cloe Piccoli, estratto dal catalogo della mostra “I’ll be there forever – The sense of classic”, Electa 2015

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Biografia

Armin Linke


Armin Linke è nato a Milano nel 1966. Vive e lavora a Berlino

Ha partecipato a numerose manifestazioni internazionali tra cui La Biennale di Architettura di Venezia (2000, 2004, 2006, 2012, 2014); Sogni e Conflitti, 50a Biennale d’Arte di Venezia (2003); 6th Gwangju Biennale, Gwangju, Corea del Sud (2004); 28th Bienal de São Paulo (2008), 1st Berlin Biennale, Berlino (1998).

Tra le mostre personali in importanti musei: Armin Linke/Alpi – Voralberger Architektur Institut, Dornbirn (Austria) (2013); Il Corpo dello Stato, MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma (2010); Armin Linke, Heidelberger Kunstverein, Heidelberg, Germania (2009); Future Archaeologies, Klosterfelde, Berlino (2009); Prospectif Cinéma, Centre Georges Pompidou, Parigi (2005).

Il suo lavoro è stato esposto in collettive come: Hollein, MAK – Austrian Museum of Applied Arts / Contemporary Art, Vienna (2014); Alvar Aalto – Second Nature, Vitra Design Museum, Weil am Rhein (2014); #3 Down to Earth – Third Episode of the Anthropocene Observatory, Haus der Kulturen der Welt, Berlino (2014); Carlo Mollino, Maniera Moderna, Haus der Kunst, Monaco (2011).

 

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Diego Perrone


La scultura, per Diego Perrone, sembra implicare – e in un orizzonte temporale di simultaneità – fenomeni opposti come la germinazione e il rinvenimento archeologico, la crescita organica e la fossilizzazione; qualcosa che proviene da lontano – da una profondità sia temporale sia geologica – e qualcosa che sta per spuntare, che deve ancora formarsi.

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È attraverso uno sguardo che scandaglia secoli e culture, reinventando e riconfigurando linguaggi fino a renderli irriconoscibili, che Diego Perrone si confronta con un presente denso di riferimenti e anacronismi. La fusione della campana (2007), che apre “I’ll Be There Forever”, cerca di avvicinarsi all’imperscrutabile mistero della creazione, fra alchimia e misticismo, processo e fatica. Perrone affronta il tema da diversi punti di vista: ci sono l’aspetto della tecnica e quello della materia, quello dell’arte e della creazione, dell’ambizione e della sfida. Uno dei suoi riferimenti è Andrej Rublev (1966) di Andrej Tarkovskij, film in cui la tensione è fra Rublev, noto pittore di icone russe – iconico per definizione – che ha perso l’ispirazione ma custodisce la conoscenza e la tecnica, e un ragazzo deputato alla fusione della campana, alla sua prima prova, ma guidato da ferma determinazione e coraggio incrollabile, nonostante il terrore del fallimento. Il processo è corale: l’intera comunità, in senso fisico e metaforico, oggi come nel Medioevo, si riunisce intorno al processo. La tensione è altissima, tanto quanto la temperatura di fusione del metallo; successo e fallimento, storie, desideri e ambizioni scandiscono un’epica contemporanea che ridefinisce archetipi e miti nella complessità del presente.

Testo della curatrice Cloe Piccoli, estratto dal catalogo della mostra “I’ll be there forever – The sense of classic”, Electa 2015

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Biography

Diego Perreone


Diego Perrone è nato ad Asti (Italia) in 1970, vive e lavora a Milano.

Le sue mostre personali includono: Il Servo Astuto, Museion, Bolzano, Italia (2013); La mamma di Boccioni in ambulanza e la fusione della campana, CAPC Musée d’Art Contemporain, Bordeaux, Francia e MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna (2007); Totò nudo e la fusione della campana, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2005). Il suo lavoro è stato esposto in mostre collettive di rilevanza internazionale come: Nathalie Djurberg & Diego Perrone, Whitechapel Gallery, Londra (2008); After Nature, New Museum, New York (2008); The Shapes of Space, Solomon R. Guggenheim Museum, New York (2007); Perspectif cinema 2003-2004, Centre Georges Pompidou, Parigi (2004); Animations, P.S.1 Contemporary Art Center, New York (2001).

I lavori di Diego Perrone sono stati inclusi nella  55a Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico, Venezia (2013); nella Berlin Biennial for Contemporary Art, Berlino (2006); nella Moscow Biennale of Contemporary Art di Mosca (2005).

 

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Paola Pivi


Nel lavoro di Paola Pivi non c’è ombra di nostalgia per il passato, eppure anche il presente appare assoluto, istantaneo ed estraneo. In un certo senso, è come se sulla percezione del nostro tempo Paola Pivi trasferisse quel gradiente di enigmaticità e di distanza che, a ben guardare, scorgiamo nel classico.

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La storia dell’arte italiana è un immaginario remoto ma pervasivo nel lavoro di Paola Pivi. Lo è nel camion rovesciato che installa a Pescara, nell’aereo incastonato fra le colonne dell’Arsenale di Venezia, o negli orsi che contraddicono la statuaria e la monumentalità della scultura classica con soggetti e “posture” giocose e che si relazionano al classico per contrasto. Lo è nei lavori realizzati con le perle come Call Me Anything You Want (2013), l’installazione in mostra a Palazzo Cusani, in cui le sfumature di colore richiamano la profondità atmosferica della pittura rinascimentale, e dove le perle diventano spazio e prospettiva. Nella sala degli specchi le perle mettono a confronto la dimensione ottica dello sfumato rinascimentale con quella fisica della densità e del peso della materia. C’è una tensione tangibile, in questi lavori, fra la compressione ordinata delle perle naturali legate strette alla tela fino a saturare lo spazio e il loro potente liberarsi in una cascata dirompente. Proprio “le perle”, che si impongono in tutta la loro eleganza e nobiltà, e possono apparire opere concilianti, nascondono invece una forte carica eversiva che mette a confronto ordine e disordine, libertà e costrizione, peso e leggerezza. In questi lavori la forma elegante e raffinata – dove il riflesso delle perle naturali e le sfumature dal bianco al rosa, al grigio, al nero evocano la storia della pittura, degli sfumati e delle perle del Rinascimento – si espande nella dimensione del pensiero critico, in un equilibrio precario e aggettante – come le perle –, definito una volta per sempre, sebbene in costante via di ridefinizione.

Testo della curatrice Cloe Piccoli, estratto dal catalogo della mostra “I’ll be there forever – The sense of classic”, Electa 2015

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Biografia

Paola Pivi


Paola Pivi è nata a Milano nel 1971, vive e lavora ad Anchorage, Alaska. L’artista ha ricevuto il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 1999.

Paola Pivi ha esposto in importanti istituzioni internazionali, tra cui: Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (1999), P.S.1 MoMA, New York (con varie mostre nel 2000, 2001, 2003, 2007), MACRO, Roma (2003, 2010), MCA – Museum of Contemporary Art of Chicago (2005), CCA Wattis Institute for Contemporary Arts, San Francisco (2005), White Columns, New York (2005), MassArt – Massachusetts College of Art, Boston (2006), Hayward Gallery, Londra (2005), Kunsthalle Basel, Basilea (2007), Portikus, Francoforte (2008), Palazzo Grassi, Venezia (2008), Tate Modern, Londra (2009).

Tra le mostre personali: Tulkus 1880 to 2018, FRAC Bourgogne, Dijon (2014), Witte De With, Amsterdam (2013) e Castello di Rivoli, Torino (2012); You Started It…I Finish It, National Gallery of Victoria, Melbourne 2014; How I roll, Public Art Fund – Doris C. Freedman Plaza, Central Park, New York (2012); Share, But It’s Not Fair, Rockbund Art Museum, Shanghai (2012); Grrr Jamming Squeak, commissionato da Sculpture International, Rotterdam (2010).

Paola Pivi ha preso parte alla 5th Berlin Biennale for Contemporary Art, Berlino (2008), alla Biennale di Venezia (2003 e 1999) e MANIFESTA 10 a San Pietroburgo (2014).

 

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Palazzo Cusani

Via Brera, 15 – Milano

 

Lunedì – Domenica
ore 11 – 20
Ingresso libero

 

info@illbethereforever.com

#illbethereforever

 

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Contatti

Colophon mostra

 

Introduzione / Artisti


Rosa Barba, The Hidden Conference: About the Shelf and Mantel (2015), 35-mm film, colour, optical sound. Co-produced by Acqua di Parma. © Rosa Barba

Massimo Bartolini, Giacometti Landscape (2014), produced for “I’ll Be There Forever”. Making of at Fondation Beyeler. Courtesy of the Artist and Massimo De Carlo, Milan/London

Simone Berti, Untitled (2015), mixed media on paper, produced for “I’ll Be There Forever”. Courtesy of the Artist

Alberto Garutti, Lightning (2015), led, steel, miscellaneous electrical equipment, computer, internet connection; render of the project, produced for “I’ll Be There Forever”. © Archivio Studio Alberto Garutti

Armin Linke, Carlo Scarpa, Palazzo Abatellis, Room with Bust of a Gentlewoman, Palermo Italy 2015, produced for “I’ll Be There Forever”. © Armin Linke, 2015

Diego Perrone, Untitled (2015), glass casting, produced for “I’ll Be There Forever”. Courtesy of the Artist and Massimo De Carlo, Milan/London. Acqua di Parma Collection. Photo © A.Osio

Paola Pivi, Untitled (Pearls) (2015), produced for “I’ll Be There Forever”. Courtesy of the Artist and Massimo De Carlo, Milan/London. Acqua di Parma Collection

 

 

Biografie degli artisti


Rosa Barba, The Long Road, 2010. 35-mm film, color, optical sound, 6:14 min.; Installation view at Kunstverein Braunschweig, Germany, 2011.; © Rosa Barba

Massimo Bartolini; La strada di sotto, 2011; Videoproiezione, luminarie, mixer luci / Video projection, lights, light mixer; 20′ 30”, dimensioni ambientali / environmental dimensions; Ph. Credits Matteo Piazza; Courtesy Massimo De Carlo Milan/London

Armin Linke, CNR, National Research Council, Fermi conference hall, reproduction of the map made by Fra’ Mauro in 1460, Rome Italy; ©Armin Linke, 2007

Simone Berti; Senza titolo (Cavaliere), 2002; Alchidico su tela, 160 x 190; Courtesy Collezione Giulio di Gropello, Roma

Alberto Garutti, Piccolo Museion, 2001-2003

Diego Perrone, La fusione della campana, 2007

Paola Pivi, Alicudi Project, 2001, Work in progress, Digital print on PVC, A section of the 1:1 photographic representation of the island Alicudi (Sicily, Italy), Printed on 4 PVC rolls, 50 x 5 m each / 164 x 16,4 feet each, The complete photograph will consist of 3750 rolls, measuring 500 x 1822,5 meters, Photograph by Hugo Glendinning, Exhibition “It just keeps getting better” 2007 at Kunsthalle Basel, Switzerland, Courtesy of the artist and Massimo De Carlo, Milan/London

 

 

Gabriella Scarpa
Presidente di Acqua di Parma


Palazzo Cusani; Photo ©A.Osio

 

 

Palazzo Cusani


Palazzo Cusani; Photo ©A.Osio